Italia All'inizio Del Ventesimo Secolo Essay

941 words - 4 pages

ITALIA ALL'INIZIO DEL VENTESIMO SECOLOSuperata la crisi di fine secolo per l'Italia si apre una fase di poderoso sviluppo economico. Vanno infatti a maturazione i frutti della politica di infrastrutture e di ampliamento del mercato avviata dalla classe dirigente liberale. A questi aspetti vanno aggiunti la sempre maggiore presenza di banche di nuovo tipo, legate ai settori produttivi, la nascita di impianti industriali di notevoli dimensioni, il rapido sviluppo dell'industria elettrica e meccanica. Un decollo favorito dalla congiuntura mondiale, destinata a contrarsi con la crisi del 1907, ma soprattutto dal ruolo piu' attivo assunto dallo Stato nella gestione dell'economia, attraverso il sostegno di settori strategici e una politica di commesse e facilitazioni alle maggiori imprese nazionali, secondo il modello di sviluppo dei paesi second comers.Il protagonista indiscusso della scena politica dei primi decenni del secolo e' Giovanni Giolitti, ministro degli Interni del gabinetto Zanardelli (1901-1903) e in seguito presidente del Consiglio negli anni compresi tra il 1903 e il 1914. Salvo brevi interruzioni, Giolitti assicura la continuita' politica attraverso il ricorso a elezioni manovrate e a pressioni elettorali per l'elezione di candidati fidati che assicurino la maggioranza al governo, forte di un intenso rapporto con i prefetti e le amministrazioni locali. E' poi promotore di un tentativo di assorbimento del socialismo nel quadro delle istituzioni politiche liberali, istituendo un rapporto di collaborazione informale con la corrente riformista, sull'esempio dell'esperienza della Francia radicale. Sempre nel tentativo di allargare il consenso al regime liberale, svolge un'importante azione intesa all'inserimento dei cattolici nella vita politica italiana, favorito da un piu' conciliante atteggiamento della Chiesa. Gia' a partire dalle elezioni del 1904 candidati cattolici entrano in Parlamento sulla base di una collaborazione in funzione conservatrice e anti-socialista. Tra il 1906 e il 1909 attua numerose e fondamentali riforme che avviano un processo di modernizzazione del Paese, garantendo l'efficienza finanziaria e amministrativa dell'apparato statale. Grande impegno viene riservato alla legislazione sociale, gia' avviata da Zanardelli, con provvedimenti intesi a disciplinare il lavoro festivo, quello notturno, quello nelle risaie e nelle industrie nocive alla salute, e, in generale, i contratti di lavoro. Nel 1905 e' artefice della nazionalizzazione delle ferrovie, (riscattate dalle societa' private che non curavano con sufficienza il servizio) e nel 1906 della conversione della rendita pubblica, consentendo allo Stato un forte risparmio e un'influenza positiva su tutte le attivita' finanziarie.In politica estera Giolitti appare prudente: mantiene formalmente fedelta' al trattato con la Triplice Alleanza, per poi avvicinarsi a piccoli passi alle nazioni dell'Intesa. Spinto dai crescenti movimenti nazionalisti e dalle pressioni di...

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